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ANOLF

EMERSIONE 2020

 

PER NON VANIFICARE LA REGOLARIZZAZIONE

DEI LAVORATORI MIGRANTI

 

Carissimi,

ringraziando per l’impegno sul tema e ad integrazione della lettera unitaria CGIL, CISL, UIL inviata alla Ministra Lamorgese il 9 luglio 2021, nella quale sono stati evidenziate, ad un anno dall’avvio delle procedure di emersione e regolarizzazione dei rapporti di lavoro irregolari (ex art.103 del D.L. 34/2020), le forti criticità dell’istruttoria e presentate delle opportune proposte che possano avere un impatto risolutivo sull’iter delle domande, “senza le quali si rischia il fallimento dell’intero progetto legislativo con ricadute negative in termini di riconoscimento di diritti, sicurezza e legalità”, vogliamo sottolineare ulteriori problematiche concrete emerse nel confronto con i nostri sportelli Anolf sul territorio.

Come da voi sottolineato, l’incertezza e l’attesa stanno creando innumerevoli difficoltà alle persone, datori di lavoro e lavoratori, ma in questo ultimo periodo i nostri uffici hanno visto un’ulteriore e inspiegabile irrigidimento di alcune Prefetture con preavvisi di rigetto o rigetti veri e propri, legati ad aspetti non previsti dalla normativa, ma indicati, ad esempio, in circolari ministeriali (una di novembre in particolare) successive alla chiusura dell’invio delle domande di regolarizzazione, che contraddicono altre posizioni espresse dal Ministero. 

Il dettato normativo è stato frutto di un acceso dibattito parlamentare e nella sua formulazione finale, con la previsione di solo 3 specifici settori, restrittivo rispetto alle attese delle parti sociali e della associazioni che a vario titolo si occupano di immigrazione, tra cui Anolf. Da subito ha presentato incongruenze e aspetti poco chiari, ai quali si è cercato di sopperire tramite note, circolari e FAQ, che ben sappiamo detengono l’ultimo posto nella gerarchia delle fonti del diritto. La data ultima per l’invio delle domande è stato posticipata al 15 agosto 2020, essendo uscita una circolare ministeriale il 24 luglio 2020 (ad emersione iniziata da quasi da due mesi). 

I datori di lavoro hanno quindi inviato le pratiche affidandosi con fiducia alle Amministrazioni dello Stato in base al testo del Decreto suffragato dalle prime informazioni fornite, anche solo tramite faq sul sito ministeriale, con grandi difficoltà per coloro, patronati e associazioni, che li dovevano supportare e assistere nell’invio, così come da convenzioni stipulate con il Ministero. 

Altri datori però, nell’incertezza delle informazioni, hanno deciso di non regolarizzare i lavoratori: secondo l’Osservatorio CPI, è ragionevole presumere che i tassi di adesione effettivi della sanatoria si attestino all’interno dell’intervallo 40–69 per cento per quanto riguarda l’agricoltura, e 43–57 per cento per quanto riguarda l’assistenza alla persona e il lavoro domestico. Una grande occasione mancata. 

Purtroppo ad oggi rischiamo di vedere rigettata una buona percentuale delle relativamente “poche” domande inviate, per mere questioni interpretative o rigidità amministrative. Il 17 novembre 2020, ad esempio, è stata diramata un’ulteriore circolare, a distanza di ben 3 mesi dalla chiusura dell’invio delle domande, quindi senza possibilità per le persone di esserne a conoscenza prima dell’invio, e sono state introdotti criteri di valutazione delle condizioni di accesso alla sanatoria non previsti dalla legge oppure difformi dalle FAQ che il Ministero stesso aveva pubblicato. 

Riteniamo tutto questo inaccettabile oltre che controproducente, come è inaccettabile la richiesta di documentazione integrativa non prevista o la valutazione rigida  - e a nostro avviso errata - di non conformità della documentazione da parte di alcune Prefetture, che, oltre a rallentare ulteriormente i tempi di istruttoria, va a contrastare l’obiettivo di far emergere i rapporti di lavoro irregolare, rapporti spesso nel frattempo instaurati, ricreando irregolarità e aprendo la strada a ricorsi, onerosi per i ricorrenti e per lo Stato e fonte di appesantimento dei TAR. 

In particolare, chiediamo che vengano superate le previsioni sfavorevoli contenute in circolari successive alla chiusura dei termini di invio delle domande e che in generale, prima di rigettare una domanda di emersione, venga tenuto conto della mancanza di informazioni univoche. 

Nello specifico, per il raggiungimento degli obiettivi che si prefigge la legge, in mancanza di dichiarazioni false, precedenti penali o gravi motivi ostativi, anche in base al principio del legittimo affidamento dell’istante alle indicazioni ministeriali che erano state diramate al momento della presentazione della domanda, debba essere riconosciuta sempre l’applicazione dell’interpretazione più favorevole e che quindi:

- in  riferimento alla PROVA DI PRESENZA in Italia prima dell’8 marzo 2020, per quanto riguarda le attestazioni costituite da documentazioni di data certa provenienti da organismi pubblici, esse debbano essere considerate in senso ampio, così come peraltro richiama espressamente la circolare del 30 maggio 2020

“come soggetti pubblici, privati o municipalizzati che istituzionalmente o per delega svolgono una funzione o un’attribuzione pubblica o un servizio pubblico (a titolo meramente esemplificativo: certificazione medica proveniente da struttura pubblica, certificato di iscrizione scolastica dei figli, tessere nominative dei mezzi pubblici, certificazioni provenienti da forze di polizia, titolarità di schede telefoniche o contratti con operatori italiani, documentazione proveniente da centri di accoglienza e/ o di ricovero autorizzati anche religiosi, le attestazioni rilasciate dalle rappresentanze diplomatiche o consolari in Italia)”

A nostro avviso devono essere 

    • riconosciute ad es. prove provenienti da medici di base, da associazioni riconosciute che abbiano convenzioni con enti pubblici, locali o nazionali; biglietti nominativi di pullman; ricorsi presso Tribunali italiani con data di comparizione in presenza; eccetera. Essendo l’elenco espressamente non tassativo, ma esemplificativo, tutte le prove che non siano contraffatte e che corrispondono a questi requisiti, devono essere ritenute valide.

 

  • ritenute valide le prove di presenza in Italia se antecedenti all’8 marzo 2020, indipendentemente dalla loro datazione temporale.

 

La normativa non fa riferimento a limiti temporali delle prove, l’unico riferimento è che siano precedenti all’8 marzo 2020. E’ stata la circolare del 17 novembre 2020, a procedure già chiuse da tempo, a sostenere che le prove non dovevano essere troppo risalenti nel tempo. 

“In relazione alla documentazione idonea alla prova della presenza del lavoratore in data anteriore all’8 marzo 2020, si ritiene che nel caso di documenti risalenti nel tempo questi debbano essere supportati da altra documentazione che dimostri la presenza nel territorio nazionale dello straniero in una data più ravvicinata”.

Riteniamo questa richiesta di ulteriore documentazione (quale, peraltro?) non solo non prevista dalla legge, ma non orientata alla ratio legis stessa. Nel caso in cui le Prefetture non siano in grado di certificare elementi che dimostrino che tra la data della prova presentata e l’8 marzo 2020 ci sia stato un allontanamento dal territorio italiano, la prova deve essere ritenuta valida. 

Non è facile per una persona irregolare possedere una prova di presenza: se poniamo limiti di tempo, rischiamo di non regolarizzare proprio coloro che sono in Italia da più tempo, hanno una rete di relazioni sociali, conoscono la lingua italiana e non possono aver utilizzato la procedura in maniera strumentale. 

- in riferimento al REQUISITO REDDITUALE in capo al datore di lavoro domestico, ritenendo soddisfatto il requisito qualora in un nucleo familiare ci sia un unico percettore di reddito che arriva autonomamente a 20.000 euro.

L’art. 9 del Decreto interministeriale del 27 maggio 2020 stabilisce che il limite minimo di reddito imponibile richiesto sia: 20.000 euro in caso di nucleo familiare composto da un solo soggetto percettore di reddito; 27.000 euro in caso di famiglia anagrafica composta da più soggetti conviventi. Non sono invece previsti limiti reddituali per il datore di lavoro affetto da patologie o disabilità che ne limitano l’autosufficienza, nel caso in cui questi effettui la dichiarazione di emersione per un unico lavoratore addetto alla sua assistenza.

La formulazione lasciava non chiaro l’ammontare richiesto qualora il nucleo familiare fosse composto da un solo percettore di reddito. Le FAQ ministeriali avevano chiarito il dubbio, sostanzialmente procedendo come per la sanatoria del 2012, che aveva la stessa dicitura di legge dell’art 9 soprarichiamato: “Nel caso in cui il datore di lavoro non raggiunga autonomamente tale soglia di reddito, questo potrà essere integrato dal reddito percepito da altro soggetto del nucleo familiare inteso come famiglia anagrafica composta da più soggetti conviventi. In tal caso la soglia di reddito si eleva a 27.000 euro”

La Faq chiariva, quindi, che qualora il limite dei 20.000 euro fosse raggiunto dal datore in modo autonomo, non operava alcun aumento della soglia di reddito richiesto in caso di convivenza con altri familiari. La circolare del 17 novembre 2020 ha invece contraddetto la FAQ disponendo che qualora la famiglia anagrafica del datore di lavoro sia composta da più persone conviventi, il reddito minimo richiesto sia sempre pari a 27.000 euro, indipendentemente dal fatto che il datore sia l’unico percettore di reddito. Non è di logica rigettare una domanda inviata seguendo le indicazioni delle faq ministeriali, peraltro corroborate dalle indicazioni di una precedente sanatoria con lo stesso testo di legge. 

Chiediamo per tanto che, con l’obiettivo di non vanificare l’emersione 2020 e gli intenti del Legislatore, promuovere la regolarità dei rapporti di lavoro dei cittadini migranti e la regolarità della loro presenza sul territorio italiano, vengano date nuove e diverse indicazioni alle Prefetture, che vadano a sanare le più recenti  indicazioni contradditorie e permettano un’istruttoria delle pratiche corretta e aderente alla normativa.  

 

28 luglio 2021

Anolf Emilia-Romagna ODV                     Anolf Lombardia APS







L'ASSOCIAZIONE 

L'ANOLF - Associazione Nazionale Oltre Le Frontiere - è un'associazione di immigrati di varie etnie a carattere volontario, democratico che ha come scopo la crescita dell'amicizia e della fratellanza tra i popoli, nello spirito della Costituzione italiana.

L'Associazione è presente capillarmente su tutto il territorio nazionale 

COMPETENZE

ANOLF si occupa di:

  1. pratiche per il rilascio/rinnovo dei permessi di soggiorno
  2. ricongiungimenti famigliari
  3. domande per la cittadinanza
  4. richieste test d'italiano
  5. compilazione domande invito per turismo

 

GLI OBIETTIVI

L'ANOLF è nata per realizzare un obiettivo ambizioso, difficile, ma profondamente giusto: contribuire a creare una società aperta verso le diversità in un mondo sempre più multietnico, multiculturale, nel rispetto e nella valorizzazione delle specificità etniche, culturali e religiose.

L'ANOLF intende combattere il razzismo e la xenofobia attraverso l'interazione tra gruppi sociali diversi, perseguendo la reciproca conoscenza, il rispetto e le opportunità per tutti in una società fondata sulla pacifica convivenza, quale stimolo ad un mondo più giusto e più rispettoso anche degli equilibri naturali.

I punti di forza dell'impegno dell'ANOLF sono l'uguaglianza nei diritti e nei doveri, quale espressione di un "civismo" maturo, indispensabile per l'intera società, in un paese come il nostro che può trarre, dalla risorsa immigrati, una spinta a superare posizioni e comportamenti legati ad una cultura spesso provinciale ed asociale.

 

LE ATTIVITÀ

L'ANOLF attua, nell'ambito della propria vita associativa, un ampio ventaglio di interventi specifici:

  • attività informativa diffusa, consulenza, assistenza, finalizzate alla promozione dei diritti degli immigrati;

  • processi formativi per l'acquisizione degli strumenti (lingua, cultura, normative, preparazione professionale) necessari per essere soggetti attivi di integrazione nel lavoro e nella società;

  • azioni intese a favorire socializzazione ed associazionismo attivo tra gli immigrati, nel rispetto delle proprie origini etniche e culturali, ma senza chiusure;

  • iniziative di recupero e salvaguardia del patrimonio culturale dei paesi di origine;

  • iniziative politiche e sociali per l'acquisizione dell'effettivo soddisfacimento dei bisogni di vita degli immigrati;

  • campagne di informazione, sensibilizzazione, incontri rivolti alla popolazione italiana;

  • ricerche, studi, seminari, feste di incontro tra i popoli, promozione di progetti, anche in partenariato, riguardanti gli immigrati;

  • rapporti e collaborazione in Italia ed in Europa con istituzioni, enti , organizzazioni politiche, sindacali e professionali, associazioni per affrontare il fenomeno migratorio nel contesto dello squilibrio Nord - Sud;

  • partecipazione alla Consulta per i problemi degli immigrati e delle loro famiglie ed all'Organismo nazionale di coordinamento per le politiche di integrazione sociale degli immigrati, presso il CNEL;

  • presenza attiva nell'organismo di rappresentanza del sociale (Forum Permanente del Terzo Settore);

  • adesione attiva al C.I.M.E. (Consiglio Italiano Movimento Europeo);

  • interventi ed accordi di cooperazione con i paesi di provenienza degli immigrati;

  • pieno coinvolgimento delle strutture CISL per tutto quanto concerne la tutela dei diritti degli immigrati legati al lavoro.

 

RIFERIMENTI

Sede: Via Pietro Cella, 22 - Piacenza
Responsabile del servizio: Grubisic Maja
Telefono:  0523464749 - 464951
E–mail:

 

AREA DI COMPETENZA

Cittadini extracomunitari e comunitari

 

ATTIVITÀ ESPLETATA

L’ufficio è rivolto all’assistenza ed alla tutela dei cittadini extracomunitari:

  • orientamento e avviamento al lavoro
  • formazione professionale
  • consulenza legale e amministrativa
  • progetti di carattere sociale e culturale per l'inserimento dello straniero in Italia
  • assistenza nella compilazione di pratiche per i permessi di soggiorno, carte di soggiorno e ricongiungimenti familiari

 

ORARI DI APERTURA

Sede di Piacenza:
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Martedì e Mercoledì: 09.00 - 12.00
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