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Donne in CdA Fondazione ? Zero !

Abbiamo finalmente il nuovo Cda della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Dopo mesi di travaglio, che hanno avuto un punto di svolta con l'elezione del notaio Massimo Toscani, c'era la naturale aspettativa di un rinnovamento anche del Consiglio di Amministrazione, a cui spetta il compito non semplice di fare chiarezza e mettere al sicuro il patrimonio delle comunità di Piacenza e Vigevano.  
Con l'esprimere a ciascuno dei nuovi membri l'auspicio di un lavoro proficuo, è difficile non notare però la discriminazione di genere che si è verificata in questo caso: nessuna donna è presente nel nuovo Cda, composto di sette consiglieri.
Bisogna pensare che nessuna donna fosse all'altezza del ruolo? Eppure la Fondazione è un'istituzione espressione di territori che hanno tante donne, come è ovvio, in posizioni apicali e di alta responsabilità, alcune di esse, tra l'altro, impegnate in ambiti di attività culturali e socio assistenziali, ma anche economico e finanziario. I nomi vengono alla mente da soli e quindi è giusto chiedersi il significato di un' esclusione frutto di una consapevole scelta e che pertanto ha un significato amaro.
In Italia la legge n.120 del luglio 2011, prevede che i Cda delle aziende quotate o a partecipazione pubblica, al primo rinnovo del mandato degli organi, debbano essere composti per un quinto da donne; dal secondo e dal terzo rinnovo del mandato la quota rosa dovrà salire a un terzo.  Questo elemento è stato introdotto, al fine di creare uno shock e favorire un ricambio ai vertici, occupati quasi esclusivamente da uomini. L’auspicio è che alla “scadenza” della legge le imprese tenderanno autonomamente a garantire un’equa rappresentanza di genere nel Cda. In questo caso siamo al di fuori dell'ambito di applicazione della legge, ma sarebbe stato certamente apprezzabile che un ente così rappresentativo, al di là delle norme vigenti, avesse voluto dare un segnale di vero rinnovamento, anche di genere.
Tutti gli studi sono convergenti nel dimostrare che i Paesi più avanzati da un punto di vista economico e sociale, hanno alti tassi di rappresentanza femminile nei Cda. Attualmente, in questa classifica, anche in Turchia ci sono più donne di quante se ne contino in Italia. La Fondazione avrebbe potuto contribuire con un segnale di svolta a un cambiamento che non è solo a vantaggio delle donne, ma dell'intera società.
 
Marina Molinari
Segretario generale aggiunto Cisl Parma Piacenza