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Articolo 19 della Costituzione della Repubblica

 

“O smettono di pregare, o se ne vanno”. Fa un certo effetto leggere questo concetto, riferito agli immigrati che professano l’Islam, nell’intervista del neo-assessore Zandonella comparsa sui media locali mercoledì 19 luglio. Ovviamente se l’assessore si fosse limitato a richiamare il principio che tutti devono rispettare le leggi dello Stato, avrebbe detto giusto, ma non avrebbe forse compiaciuto il suo elettorato. Ma la preghiera non può essere mai presentata come un’attività da contrastare. La nostra Costituzione riconosce con l’articolo 19 il valore di ogni religione (che rispetti le leggi, è ovvio dirlo): “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”. Perché la fede religiosa, in tutte le democrazie evolute, è un elemento che non può essere motivo di discriminazione tra i cittadini, anzi è un elemento apprezzato per i positivi effetti sociali. Ci sembrerebbe quindi naturale che venisse riconosciuto a chiunque il diritto di professare con serenità la propria religione e di trovare nelle Istituzioni degli alleati pronti a renderne possibile l’esercizio effettivo. Gioverebbe  una maggiore capacità di liberarsi dai luoghi comuni e dagli stereotipi con cui spesso affrontiamo il fenomeno strutturale delle migrazioni, promuovendo un cambiamento dell’attuale narrazione che ne riconosca oltre ai problemi, che sono spesso amplificati a dismisura, anche la 'normalità' e i benefici per la nostra società. Basterebbe infatti limitarsi al solo aspetto dell’economia, cioè dell’apporto che gli immigrati  già danno al sistema produttivo del nostro Paese. Il ministero delle Finanze valuta in 17 miliardi di euro il gettito complessivo, fiscale e previdenziale, versato dai contribuenti immigrati nati all’estero. Fosse anche solo per questo, le Istituzioni dovrebbero richiedere l’osservanza dei doveri, ma anche riconoscere i diritti.

Vorremmo quindi far notare al neo-assessore, che è assessore di tutti i cittadini di Piacenza, a prescindere dalla loro provenienza o appartenenza religiosa, che potrebbe oltre che al rispetto esteriore delle regole, impegnarsi con la  creatività e l’intelligenza che sicuramente lo contraddistinguono, affinchè la nostra città, possa continuare a dar prova della sua capacità di accoglienza e apertura.

Per questo di fronte a una situazione problematica riguardo al culto religioso, tutti, e le istituzioni in primo luogo, dovrebbero sentirsi impegnati nella ricerca di una situazione praticabile e dignitosa, magari costruendo in dialogo con la comunità islamica, una soluzione che possa non vedere ad essa negato il diritto all’espressione più pacifica della religiosità quale è la preghiera comunitaria, come già avvenuto in altre città della nostra regione. Si tratterebbe di un vero salto di qualità nel dialogo e nella positiva interazione con le persone concrete che costituiscono oggi la comunità cittadina di Piacenza. Una scelta responsabile che ci troverebbe disposti a collaborare.


Federico Ghillani, Segretario generale Cisl Parma Piacenza,

Marina Molinari, Segretario aggiunto Cisl Parma Piacenza

 

“O smettono di pregare, o se ne vanno”. Fa un certo effetto leggere questo concetto, riferito agli immigrati che professano l’Islam, nell’intervista del neo-assessore Zandonella comparsa sui media locali mercoledì 19 luglio. Ovviamente se l’assessore si fosse limitato a richiamare il principio che tutti devono rispettare le leggi dello Stato, avrebbe detto giusto, ma non avrebbe forse compiaciuto il suo elettorato. Ma la preghiera non può essere mai presentata come un’attività da contrastare. La nostra Costituzione riconosce con l’articolo 19 il valore di ogni religione (che rispetti le leggi, è ovvio dirlo): “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”. Perché la fede religiosa, in tutte le democrazie evolute, è un elemento che non può essere motivo di discriminazione tra i cittadini, anzi è un elemento apprezzato per i positivi effetti sociali. Ci sembrerebbe quindi naturale che venisse riconosciuto a chiunque il diritto di professare con serenità la propria religione e di trovare nelle Istituzioni degli alleati pronti a renderne possibile l’esercizio effettivo. Gioverebbe  una maggiore capacità di liberarsi dai luoghi comuni e dagli stereotipi con cui spesso affrontiamo il fenomeno strutturale delle migrazioni, promuovendo un cambiamento dell’attuale narrazione che ne riconosca oltre ai problemi, che sono spesso amplificati a dismisura, anche la 'normalità' e i benefici per la nostra società. Basterebbe infatti limitarsi al solo aspetto dell’economia, cioè dell’apporto che gli immigrati  già danno al sistema produttivo del nostro Paese. Il ministero delle Finanze valuta in 17 miliardi di euro il gettito complessivo, fiscale e previdenziale, versato dai contribuenti immigrati nati all’estero. Fosse anche solo per questo, le Istituzioni dovrebbero richiedere l’osservanza dei doveri, ma anche riconoscere i diritti.

Vorremmo quindi far notare al neo-assessore, che è assessore di tutti i cittadini di Piacenza, a prescindere dalla loro provenienza o appartenenza religiosa, che potrebbe oltre che al rispetto esteriore delle regole, impegnarsi con la  creatività e l’intelligenza che sicuramente lo contraddistinguono, affinchè la nostra città, possa continuare a dar prova della sua capacità di accoglienza e apertura.

Per questo di fronte a una situazione problematica riguardo al culto religioso, tutti, e le istituzioni in primo luogo, dovrebbero sentirsi impegnati nella ricerca di una situazione praticabile e dignitosa, magari costruendo in dialogo con la comunità islamica, una soluzione che possa non vedere ad essa negato il diritto all’espressione più pacifica della religiosità quale è la preghiera comunitaria, come già avvenuto in altre città della nostra regione. Si tratterebbe di un vero salto di qualità nel dialogo e nella positiva interazione con le persone concrete che costituiscono oggi la comunità cittadina di Piacenza. Una scelta responsabile che ci troverebbe disposti a collaborare.


Federico Ghillani, Segretario generale Cisl Parma Piacenza,

Marina Molinari, Segretario aggiunto Cisl Parma Piacenza

“O smettono di pregare, o se ne vanno”. Fa un certo effetto leggere questo concetto, riferito agli immigrati che professano l’Islam, nell’intervista del neo-assessore Zandonella comparsa sui media locali mercoledì 19 luglio. Ovviamente se l’assessore si fosse limitato a richiamare il principio che tutti devono rispettare le leggi dello Stato, avrebbe detto giusto, ma non avrebbe forse compiaciuto il suo elettorato. Ma la preghiera non può essere mai presentata come un’attività da contrastare. La nostra Costituzione riconosce con l’articolo 19 il valore di ogni religione (che rispetti le leggi, è ovvio dirlo): “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”. Perché la fede religiosa, in tutte le democrazie evolute, è un elemento che non può essere motivo di discriminazione tra i cittadini, anzi è un elemento apprezzato per i positivi effetti sociali. Ci sembrerebbe quindi naturale che venisse riconosciuto a chiunque il diritto di professare con serenità la propria religione e di trovare nelle Istituzioni degli alleati pronti a renderne possibile l’esercizio effettivo. Gioverebbe  una maggiore capacità di liberarsi dai luoghi comuni e dagli stereotipi con cui spesso affrontiamo il fenomeno strutturale delle migrazioni, promuovendo un cambiamento dell’attuale narrazione che ne riconosca oltre ai problemi, che sono spesso amplificati a dismisura, anche la 'normalità' e i benefici per la nostra società. Basterebbe infatti limitarsi al solo aspetto dell’economia, cioè dell’apporto che gli immigrati  già danno al sistema produttivo del nostro Paese. Il ministero delle Finanze valuta in 17 miliardi di euro il gettito complessivo, fiscale e previdenziale, versato dai contribuenti immigrati nati all’estero. Fosse anche solo per questo, le Istituzioni dovrebbero richiedere l’osservanza dei doveri, ma anche riconoscere i diritti.

Vorremmo quindi far notare al neo-assessore, che è assessore di tutti i cittadini di Piacenza, a prescindere dalla loro provenienza o appartenenza religiosa, che potrebbe oltre che al rispetto esteriore delle regole, impegnarsi con la  creatività e l’intelligenza che sicuramente lo contraddistinguono, affinchè la nostra città, possa continuare a dar prova della sua capacità di accoglienza e apertura.

Per questo di fronte a una situazione problematica riguardo al culto religioso, tutti, e le istituzioni in primo luogo, dovrebbero sentirsi impegnati nella ricerca di una situazione praticabile e dignitosa, magari costruendo in dialogo con la comunità islamica, una soluzione che possa non vedere ad essa negato il diritto all’espressione più pacifica della religiosità quale è la preghiera comunitaria, come già avvenuto in altre città della nostra regione. Si tratterebbe di un vero salto di qualità nel dialogo e nella positiva interazione con le persone concrete che costituiscono oggi la comunità cittadina di Piacenza. Una scelta responsabile che ci troverebbe disposti a collaborare.


Federico Ghillani, Segretario generale Cisl Parma Piacenza,

Marina Molinari, Segretario aggiunto Cisl Parma Piacenza