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1 DICEMBRE, SCIOPERA TUTTO IL PUBBLICO IMPIEGO

Il Presidio Cisl a PARMA e a PIACENZA

1 DICEMBRE, LE MILLE RAGIONI DI FARE SCIOPERO

Comunicato stampa Cisl a PARMA e a PIACENZA

In continuità con l’importante percorso di mobilitazione avviato nel mese di settembre per un intollerabile blocco del rinnovo contrattuale che perdura da sei anni, e che è sfociato nell’imponente manifestazione dello scorso 8 novembre, abbiamo proclamato lo sciopero dei settori pubblici e privati rappresentati dalla nostra Federazione a seguito della totale indisponibilità del Governo verso qualsiasi forma, anche graduale, di rinnovo contrattuale. Le ragioni dello sciopero sono quelle “urlate” in piazza dai lavoratori e dai delegati dal palco per innovare la confusa riforma della Pubbliche Amministrazioni che ne sta devastando i tratti essenziali e per la perdita del potere di acquisto dei salari che in 5 anni ha raggiunto un abbattimento di 5.000 euro. Queste sono le nostre ragioni, condivise finora anche dalle federazioni dei settori pubblici di Cgil e Uil che hanno invece scelto di fare uno sciopero indetto dalle loro confederazioni su altri contenuti che vanno ben oltre la vertenza unitaria sul lavoro pubblico. Ora tocca a noi, responsabilmente, con dedizione, caparbietà e con la stessa determinazione con la quale abbiamo tinto di verde il serpentone che si è mosso da Piazza della Repubblica l’8 novembre e ha invaso Piazza del Popolo con lo sventolio delle nostre bandiere;convinti che questa è una battaglia giusta, oltre che per i risultati a cui tende, per affermare e riproporre alla politica, a tutte le Amministrazioni e soprattutto ai cittadini un messaggio forte: i lavoratori pubblici sono il cuore pulsante e il nervo vivo del sistema di welfare in questo Paese, per questo devono essere giustamente valorizzati e adeguatamente retribuiti. Per gli aspetti organizzativi ci restano pochi giorni, durante i quali dobbiamo avviare una rete capillare di informazioni in grado di coinvolgere e far partecipare il maggior numero di iscritti e lavoratori.

Francesco Scrima